Studentesse e studenti uniti contro la crisi

Siamo gli studenti e le studentesse che da più di 10 anni si mobilitano, riversano nelle piazze con rabbia e con amore le necessità di un mondo migliore, all’altezza dei nostri sogni. Più di 10 anni che dalle piazze ai palazzi affrontiamo questioni chiave per la ripresa e la ripartenza di questo Paese, identificando negli investimenti sull’istruzione e sul diritto allo studio la possibilità di garantire un futuro diverso per la nostra generazione.

La pandemia ha fatto esplodere le contraddizioni e avrebbe dovuto darci l’opportunità di reimmaginare profondamente l’impostazione del nostro sistema scolastico, che da anni denunciamo essere fallimentare, invece ogni decreto o linea guida che viene emanata mira solo a riprodurre e a mantenere immutato un modello stanco di fare scuola. All’interno di una pandemia globale l’interrogativo che si dovrebbe porre la comunità educante dovrebbe essere quello di preparare tutte e tutti noi a un nuovo stile di vita, che il virus ci impone di ragionare, che non può essere ridotto al distanziamento sociale con misure emergenziali, ma che in modo complessivo ragioni i cambiamenti necessari per studiare, lavorare e socializzare in sicurezza.

Riformare la scuola per cambiare la società e il modo in cui si articola, è l’unica scelta possibile per costruire una risposta strutturale alla destrutturazione che vivono i luoghi della formazione da anni e per anticipare l’ennesima crisi economico-sociale che stiamo iniziando ad affrontare.

1. Gratuità dell’istruzione e welfare studentesco.

Studiare oggi più che mai è un lusso che in troppi non si possono permettere.  I dati Agcom ci dimostrano come ben il 12,7% delle studentesse e degli studenti ha interrotto l’attività formativa durante il lockdown, incrementando i livelli di dispersione scolastica (che ad oggi è del 15% con dati inquietanti se si guardano le singole regioni, come la Sicilia dove si raggiunge il 24%) e povertà educativa che nel nostro Paese sono tra i più alti rispetto agli altri paesi europei.

La pandemia ha infatti fatto esplodere le contraddizioni che il nostro sistema scolastico vive ormai da decenni, lasciando indietro chi non ha strumenti e condizioni di partenza adeguate. 

La spesa pubblica destinata all’istruzione e alla formazione è crollata in questi anni al 3,5% del PIL, mentre quella per la ricerca e lo sviluppo è un quarto in rapporto a quella tedesca; stando a dati del 2016 dell’Unesco, solo l’1,29% del PIL. Un Paese che vuole guardare al futuro deve darsi la sfida di tornare a finanziare scuole e università, piuttosto che inquinamento e guerre: lo stato prevede di spendere altri 10 miliardi di euro per gli aerei da guerra F-35, mentre le leggi sul diritto allo studio da anni sono “senza maggiori oneri per la finanza pubblica”. È necessario promuovere l’istruzione gratuita fino ai più alti gradi della formazione e garantendo un reddito di formazione per le studentesse e gli studenti che vogliono impegnarsi nel percorso di studi, come avviene già in altri paesi Europei, come il Belgio o la Danimarca. Oltre allo studio, occorre tornare a finanziare la ricerca e lo sviluppo, indispensabili nella prospettiva di rilanciare anche la qualità del tessuto produttivo e quindi del lavoro nel nostro Paese: senza questa prospettiva sarà impossibile attuare realmente la riconversione ecologica a partire dalla formazione e dalla ricerca!

La scuola oggi non funge da ascensore sociale ma crea una forbice sempre più ampia tra le due realtà, chi si può permettere di sostenere relative spese scolastiche e chi no. Questa grande disparità ha creato negli anni studenti di serie A, che hanno potuto svolgere moltissime attività formative, e di serie B, che non lo hanno potuto fare.  Tanti di noi sono costretti a dover scegliere dopo la scuola dell’obbligo tra il continuare gli studi o intraprendere dei percorsi lavorativi a causa delle condizioni di estrema precarietà che viviamo. La nostra è la generazione più povera della storia del nostro Paese, con la disoccupazione giovanile che sfiora il 33%. Questo vuol dire che chi ha lasciato gli studi o li abbandonerà, sarà coinvolto in lavori a nero sottopagato e senza tutele, oppure cadrà nel vicolo cieco dei Neet, senza alcuna prospettiva di poter costruire un futuro dignitoso.

In quest’ottica l’approvazione di un Reddito di formazione è una risposta ai problemi strutturali di accesso all’istruzione e di lotta alla dispersione e all’abbandono. Deve essere immaginato su due fronti: un reddito diretto che sostenga direttamente lo studente, slegandolo dal reddito familiare e dalle condizioni di partenza, e una formula indiretta che vada ad ampliare e a rendere organico il welfare studentesco del nostro Paese. Non vi può essere un ripensamento del sistema welfaristico senza una forte lotta all’evasione fiscale ed una riforma della tassazione, infatti il welfare deve essere sostenuto da chi è più ricco per non lasciare nessuno indietro. Concepire la condizione studentesca non solo all’interno delle mura scolastiche, ma anche al di fuori nel piano cittadino e regionale deve essere l’obiettivo: come lo studente può accedere alla cultura, ai trasporti, al digitale, come può costruirsi un futuro dignitoso? Le risposte a queste domande non possono più essere individuali, è necessario che il governo si assuma la responsabilità di dare soluzioni concrete, per abbattere disuguaglianze e dare a tutte e tutti noi le stesse possibilità!

Cosa proponiamo?

  • La totale gratuità del sistema scolastico.
  • Incremento del PIL investito sull’istruzione e la ricerca.
  • L’estensione del comodato d’uso dei libri di testo (di cui all’articolo 7 comma 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n.63), al fine di coprire tutti i libri di testo necessari a tutti gli anni della scuola secondaria di secondo grado; da perseguire tramite il necessario aumento per gli anni 2021, 2022 e 2023 del fondo di cui all’articolo 1 comma 258 della legge 8 dicembre 2015, n.208
  • L’abrogazione di ogni sussidio per il diritto allo studio agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado non statali.
  • La scrittura, con il coinvolgimento dei rappresentanti degli studenti e delle associazioni studentesche, di una nuova legge nazionale sul diritto allo studio, con l’obiettivo di superare il decreto legislativo 63 del 13 aprile 2017, che preveda come elemento centrale l’istituzione di un reddito di formazione, analogamente alle positive esperienze presenti nel contesto europeo.
  • La definizione dei livelli essenziali delle prestazioni in merito all’accesso alla conoscenza, che come previsto dalla Costituzione, siano lo strumento per definire le basi comuni della tutela del diritto al sapere in modo indiscriminato in tutte le Regioni della penisola.
  • L’introduzione del Reddito di Formazione e definizione del welfare studentesco:
Diritti/serviziAttuali forme di tutelaReddito di Formazione
AbitareCollegi

Estensione e gratuità dei collegi a tutte quelle città dove sono presenti scuole assenti in altri territori della Regione (o provincia nel caso di province ampie)
MobilitàAgevolazioni per età e per reddito / Assenza di agevolazioniGratuità e agevolazioni per tutti, specificamente per chi risiede lontano dal luogo di studio, dalle biblioteche e dagli altri centri culturali. Definire un biglietto unico valido su tutto il territorio nazionale
Accesso alla culturaSconti per studenti o per età anagrafica. Carta IoStudio e Bonus Cultura per studenti mediGratuità completa per mostre, musei, scavi archeologici, teatri e cinema comunali.
Libri e materiali per lo studioRari casi di comodato d’uso dei libri di testo.Possibilità di avvalersi comodato d’uso dei libri di testo e del materiale tecnico.
Device e connettivitàComodato d’uso in base alla didattica a distanzaComodato d’uso garantito per ogni studente che ne fa richiesta, dall’inizio alla conclusione del ciclo formativo.
Reddito direttoNessuna forma di reddito direttoBase di 2.200€  all’anno

2. Didattica, Digitalizzazione, Valutazione ed Edilizia Scolastica.

2.1 Didattica e Digitalizzazione

“Hanno imprigionato i saperi, li hanno ingabbiati. Hanno costruito recinti, barriere, hanno cercato di renderli scarsi, competitivi, servi di questo modello economico e finanziario che ha prodotto solo crisi fondato sulle disuguaglianze per molti e ricchezza per pochi. I recinti sono i processi di privatizzazione, i brevetti la competitività e la precarizzazione per chi produce saperi, le gabbie sono quelle troppe risorse spese in ricerca per produrre armi, macchine inquinanti, per generare disuguaglianze, per disegnare una società di subalterni alle logiche del pensiero unico: quello dell’economia sopra la società. Il movimento studentesco non può rimanere fermo di fronte a questo scenario. “

  • Manifesto per la liberazione dei saperi – Rete della Conoscenza

La precarizzazione e la parcellizzazione dei saperi è il meccanismo per cui gli studenti e le studentesse di questo paese sono stati abituati all’apprendimento di nozioni valide il giorno prima e inutili il giorno successivo ad una didattica frontale e per niente inclusiva, alla totale esclusione dalle decisioni sui programmi didattici a cui sono ormai semplicemente obbligati.

Da anni ormai contestiamo il muro frontale, isolante e nozionistico della didattica. Durante ogni nostra contestazione, emerge sempre il malessere degli studenti nel non essere trattati come soggetti in formazione, ma come vittime sacrificali di un sistema scolastico obbligato solo a sfornare ragazzi e ragazze pronti al globalismo, alla competitività e alla frammentazione sociale. Noi crediamo che la didattica non si debba fermare alla banalità della spiegazione totalmente spersonalizzata e alle classiche interrogazioni a tappeto che tendono solo ad aumentare l’odio e la paura ed il bisogno di fuggire che gli studenti e le studentesse del nostro Paese hanno verso un’istituzione che dovrebbe invece essere allettante e all’avanguardia.

La pandemia ed il dibattito sul rientro hanno costruito una frattura sulle possibili forme che la didattica poteva assumere nelle nostre classi e nelle nostre aule; la ministra Azzolina nella conferenza stampa di presentazione del piano scuola alla fine di Giugno e successivamente in questi mesi durante le lunghissime discussioni sulla riapertura, si è riempita la bocca dicendo quanto fosse necessario costruire una scuola diversa, più aperta, più inclusiva, che fa della didattica alternativa il suo cavallo di battaglia, provando ad integrare la didattica digitale e i device per la DAD. Ma con le belle parole non si garantisce il diritto allo studio, tantomeno si potranno contrastare oltre 90 anni di immobilismo della didattica. 

Una riforma della didattica e dei cicli scolastici è il primo ed unico passo per immaginare la scuola da zero.

Obiettivi – Didattica e Digitalizzazione:

  • Promuovere la scrittura collegiale del POF attraverso la discussione all’interno di Commissioni Paritetiche.

Rendere la didattica più inclusiva è necessario in una scuola che vuole guardare alla qualità. Per fare questo c’è bisogno di un rinnovamento dei metodi, essi infatti devono puntare sulla cooperazione per non lasciare indietro nessuno. Coniugare una didattica più interattiva, in cui lo studente sia partecipe e non solo una scatola vuota da riempire, alla complessità dei contenuti non è difficile. E’ importante a tal proposito che gli studenti si sentano coinvolti in ciò che devono studiare e che abbiano la possibilità di svolgere approfondimenti anche in relazione ai loro interessi.

  • Inserire l’educazione fra pari, l’autoformazione, l’indagine a partire da strumenti multimediali e mediatici, la propositività degli studenti a partire dalle pratiche quotidiane in tutto il Paese. Crediamo anche, che in una fase in cui la rigida demarcazione fra conoscenze non dà più i suoi frutti, diventi importante la costruzione di ore dedicate ad ambiti multidisciplinari come pratica costante durante l’anno;
  • Vogliamo didattica in presenza e in sicurezza, tornare a scuola è una necessità per la nostra generazione, la pandemia e i decenni di disinvestimento sulla scuola e sull’istruzione in generale non ce lo sta permettendo, sopperire a questa mancanza con la didattica a distanza è stato un enorme fallimento. 

Digitalizzare la scuola non è un male, consegnare nuovi strumenti educativi è sempre un passo in avanti, per questo la didattica a distanza post-pandemia dovrà essere integrata al piano formativo in quanto strumento nelle mani degli studenti e dei docenti. Integrarla non vuol dire alternare la DAD alla didattica in presenza ma significa utilizzarla per accorciare le distanze tra formatori e formati, costruire gruppi classe extracurriculari che si concentrino sul recupero di lezioni passate oppure fare in modo che sia il docente a seguire tramite la didattica digitale il recupero del proprio studente.
In questa opzione la didattica digitale avrà un ruolo un fondamentale nel piano formativo che viene pensato in questo modo per ogni singolo studente. 

Riformare i Cicli Riordinare il Presente Ricostruire il Futuro. É fondamentale, nella reinterpretazione della didattica, la totale riorganizzazione dei cicli scolastici. Nel paese è un tema nevralgico quello del riordino dei cicli, un piano di riforma che ha alla base un’idea di società completamente diversa, in cui l’avvicinamento al lavoro non è indirizzato dal precariato e dallo sfruttamento come ci ha insegnato l’alternanza scuola lavoro, ma è un processo didattico ben strutturato, al centro del quale c’è la decisione consapevole di uno studente o di uno studentessa nei confronti del proprio futuro e delle proprie prospettive. 

La maggior parte degli studenti e delle studentesse del nostro Paese hanno un’enorme difficoltà nel selezionare il proprio indirizzo di studi, a 13 anni siamo obbligati a scegliere, spesso inconsapevolmente, quale percorso di studi affrontare e due sono gli ordini  di problema: da una parte l’incapacità di un tredicenne nello scegliere un unico indirizzo, di per sé già limitante e orientato o verso la professionalità (istituti tecnici e professionali)  o obbligatoriamente verso l’università (Licei),  che ha studiato in modo settario per 3 anni materie che rappresentano solo una minima percentuale di tutto quello che didatticamente potrà incontrare scegliendo percorsi lungamente differenti gli uni dagli altri; dall’altra parte la totale inconsapevolezza di cosa rappresenti il mondo della scuola dal primo anno di superiori in poi, gli anni in cui solo pochi eletti delle scuole professionali decidono di accedere all’università oppure a scampare dal lavoro nero firmando qualche contratto a 4 ore per lavorare 10 o 12, gli anni in cui è sempre più difficile capire quali talenti si hanno e quali aspirazioni universitarie o meno si possono avere, perché la scuola secondaria di secondo grado comunque non ti darà il tempo di prepararti o le occasioni di farlo, avendo un metodo didattico estremamente rigido, all’inseguimento del programma si potrebbe dire: sono numerosissimi i casi in cui la scelta del percorso non appartiene più al singolo individuo, ma diventa una responsabilità che si assume il genitore o orientata dallo status familiare o da ragioni economiche.

Quindi all’obbligo della scelta precoce si può trovare una soluzione, una forma nuova ed audace, che sfida 90 anni di organizzazione gentiliana della scuola, che prova a guarda a sistemi di istruzione virtuosi come quello finlandese, che ha l’obbligo dai 7 ai 16 anni, in 9 anni di scuola primaria generale si costruisce solidamente l’apprendimento di materie generali, per capire poi successivamente cosa scegliere, se intraprendere un percorso professionalizzante (che comunque garantisce la possibilità di accedere a percorsi universitari con conseguente laurea)  o universitario: un processo formativo complessivamente virtuoso che ha consegnato il primato del 45% di laureati. 

Obiettivi – Riforma dei Cicli Scolastici:

  • Unificare le elementari con le medie, dedicando tre anni per le competenze di base e quattro per il raggiungimento dei livelli minimi, mentre, al contempo, dividere le scuole secondarie superiori tra biennio unitario e triennio specializzante, unire dunque qualità della formazione, revisione dei tempi di vita e tempi di studio degli studenti.

2.2 Valutazione:

Valutare non significa punire: per una riforma del Sistema Nazionale di Valutazione e

della valutazione individuale. Il sistema di valutazione ricopre un ruolo fondamentale in quanto strumento nelle mani del neoliberismo per mantenere funzionante il meccanismo meritocratico e competitivo, evidente motore delle disuguaglianze che tutti i giorni nelle nostre aule si riproducono. 

Il sistema di valutazione  numerico è l’immediata traduzione della quantità di ore di studio dedicate a una materia e valuta la prestazione e mai il processo. Oggi la valutazione nel sistema scolastico rappresenta un elemento di marginalizzazione sia in termini positivi sia in termini negativi. Infatti, l’80% degli studenti italiani che al primo anno del percorso di studi hanno delle carenze nelle materie continuerà a mantenerlo anche se formalmente passerà il debito formativo. Questo fa parte di un’ottica dualistica di divisione del gruppo classe in secchioni e ignoranti.  La valutazione deve superare la logica per cui prendere 4, o prendere 5 rappresenta un voto negativo; bisogna smettere di pensare che temporanee carenze sia segnale di ignoranza e marginalizzazione dello studente.

Valutazione numerica, verifiche classiche, interrogazioni a tappeto e bocciatura sono i cardini dell’ansia sistematica, lo stress e il precariato esistenziale a cui studenti e studentesse della nostra generazione sono obbligati, costruire una proposta nuova in quanto sindacato studentesco è una necessità della fase a cui dobbiamo saper rispondere, interroghiamoci su nuove prospettive e rivendicazioni. Negli ultimi 70 anni la scuola classicamente intesa e soprattutto la parcellizzazione dei saperi hanno avuto un ruolo che   assume una particolare importanza. Essa infatti non è neutra essendo un apparato ideologico, ma al contempo in potenza potrebbe essere uno strumento di liberazione: la critica dell’esistente è possibile con la formazione del pensiero critico, ed una scuola democratica potrebbe essere il principale strumento per questo tipo di sviluppo. 

Il tema di fondo, quindi, è come influisca la scuola nella formazione degli individui. Per Gramsci, lo studente è un soggetto che si sviluppa, un soggetto in divenire, che cresce in relazione all’ambiente e al rapporto che instaura con il suo docente, un rapporto pedagogico gerarchico che fa del docente il dirigente e dello studente un diretto. Il rapporto educativo è quindi esemplare di ogni rapporto di egemonia, in cui esiste un diretto e un dirigente. Sta dunque nel contenuto di questo rapporto che può darsi il cambiamento che ci interessa: la questione è se il docente debba riprodurre l’ideologia, il senso comune ed il folklore, o dare gli strumenti per emancipare lo studente, rimuovendo il folklore, ovvero il senso comune cristallizzato nella società che permette la riproduzione dell’ideologia dominante.

Il docente dovrebbe portare lo studente ad emanciparsi dalla propria condizione. In questo senso, il rapporto pedagogico/egemonico tra docente e studente va inteso come un rapporto dinamico e dialettico, teso al pieno sviluppo delle facoltà umane dello studente e al superamento di stato di subalterno. 

Obiettivi – Valutazione :

  • La Riforma del sistema di valutazione è una necessità impellente nel quadro di ricostruzione complessivo della scuola pubblica. Il fine ultimo è quello di smantellare il processo valutativo numerico, basato sulla prestazione, ma identificare nell’autovalutazione integrata e in forma narrativa lo strumento di confronto tra docente e studente su i passi compiuti durante tutto il percorso formativo.
  • L’abbattimento di qualsiasi forma di valutazione punitiva come bocciatura e debito formativo, l’autovalutazione integrata inquadrata in un nuovo modello di didattica sarà il cardine per interpretare le necessità di recupero dello studente sul piano formativo ed evitare qualsiasi forma di abbandono scolastico. 
  • Ripensamento totale dell’Esame di Maturità valorizzando la multidisciplinarietà e il totale percorso di studi dello studente.

2.3 Edilizia Scolastica.

I piani di investimento che negli ultimi mesi hanno cercato di risolvere alcuni dei numerosissimi problemi legati alle condizioni degli edifici scolastici nel nostro paese sono stati insufficiente. Chiaramente la spesa di circa 2 mlrd di euro ( da gennaio ad oggi ) per gli interventi di edilizia leggera, allargamento delle aule e riorganizzazione degli spazi interni delle scuole-bene è stata l’ennesima spesa superficiale e contingenziale che nei mesi di pandemia il ministero ha saputo costruire come un enorme spot pubblicitario all’insegna di una scuola diversa (i Banchi singoli e il lavoro di CantiereScuola sono i testimonial di questa fintissima campagna pubblicitaria). 

Dall’Anagrafe dell’Edilizia Scolastica ad oggi attiva e da alcuni dati dell’INGV (Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia)  sono stati elaborati alcuni rapporti alquanto preoccupanti dal punto di vista della progettazione antisismica.

Sono 17364 gli edifici che si trovano in aree a Medio-Alta/Elevata Pericolosità Sismica e sono 13714 senza alcuna progettazione antisismica.

Sempre dall’Anagrafe dell’Edilizia Scolastica il 53,9% degli edifici censiti, quindi circa 21622 edifici scolastici non ha il certificato di agibilità e in più le barriere architettoniche non risultano rimosse nel 15,5% degli edifici.

L’enormità del problema relativo al collaudo delle nostre scuole per permettere a studenti e studentesse, personale docente o non docente, di accedervi in sicurezza, quindi, non è stato ancora minimamente risolto. 

Pensare che banchi singoli o le 5mila aule ricavate in questi mesi di pandemia potessero essere un barlume di soluzione alle condizioni dei nostri edifici è semplicemente ridicolo. 

L’edilizia scolastica è il problema del nostro sistema d’istruzione, lo scompenso di investimenti che esiste da questo punto di vista è enorme infatti le richieste di fondi dalle scuole da parte delle regioni ammontano a 10,5 miliardi di €, la quantità di denaro necessaria è però di gran lunga superiore. È dunque prioritario mettere a capo degli enti locali la responsabilità di, tramite gli adeguati fondi, fare i sopralluoghi ed individuare gli interventi necessari ed allo stesso tempo attivare adeguati canali di segnalazione per gli studenti, in maniera da avere un quadro completo della reale necessità di interventi di edilizia.

Obiettivi – Edilizia Scolastica 

  • Completamento dell’anagrafe dell’edilizia scolastica
    Al fine di fornire un quadro completo della condizione degli edifici scolastici sul territorio nazionale, entro il 2020 deve essere completata l’Anagrafe dell’Edilizia scolastica, che quale deve monitorare anche gli spazi a disposizione nelle scuole in relazione al numero di studenti allo scopo di mettere fine al sovraffollamento delle aule e prevedere una stima dei fondi necessari alla messa a norma di tutti gli edifici scolastici.
  • Individuazione di una classe minima di rischio sismico
    Al fine di individuare le priorità per la messa in sicurezza degli edifici, deve essere fissata una Classe di Rischio Sismico minima – Ai sensi delle Linee Guida dell’Allegato al Decreto Ministeriale n.65 del 7 marzo 2017 – al di sotto della quale deve essere disposta la chiusura e l’immediato adeguamento dell’edificio.
  • Accesso ai fondi
    Tra i criteri regolanti la ripartizione delle risorse per l’edilizia scolastica, trattati all’articolo 2, c. 1 Accordo quadro in Conferenza Unificata del 6 settembre 2018, vanno inclusi anche la quota di edifici manchevoli delle certificazioni necessarie all’apertura degli edifici e di edifici con classe di rischio sismico inferiori a quella minima individuata ai sensi della precedente proposta. Deve essere inoltre garantita  la spesa di tutti i fondi stanziati dal Piano Triennale per l’Edilizia scolastica e dalle altre linee di finanziamento, tramite   l’adeguato supporto agli enti locali al fine di consentire la presentazione dei progetti e l’individuazione delle linee di finanziamento, anche tramite l’assunzione di nuovo organico negli enti locali. Riteniamo dunque necessario un un piano straordinario di assunzioni di progettisti esperti. Troppo spesso infatti gli interventi sull’Edilizia Scolastica sono delegati a bandi che solo le scuole con progettisti d’eccellenza riescono a vincere
  • Eliminazione dei limiti di spesa per gli Enti locali per l’Edilizia Scolastica
    Al fine di garantire lo spesa dei fondi stanziati per la messa in sicurezza di tutti gli edifici scolastici, e per gli Enti locali la possibilità di spendere le risorse che hanno già in cassa disposizione per tali messe a norma, non vengono più posti limiti di spesa negli spazi finanziari assegnati dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca ai sensi del Decreto Legislativo  86/2018 (Legge  97/2018: art. 4, co. 3).
  • Ammodernamento generale degli edifici: non è solo sicurezza, è una questione didattica!

Per  poter dare spazio ad una nuova e differente didattica poi, è necessario intervenire sugli edifici scolastici: le aule devono poter cambiare disposizione in base alla modalità didattica scelta dalla classe, ma soprattutto devono essere presenti i laboratori specifici ed all’avanguardia necessari per realizzare l’istruzione integrata; per ogni disciplina devono essere previsti anche gli spazi necessari al suo insegnamento. Così come per tutte le altre attività che gli studenti devono poter svolgere a scuola, quindi oltre ai laboratori c’è la necessità di una scuola che offra spazi per le assemblee studentesche, aule dedicate interamente agli studenti per rendere la scuola un punto di riferimento anche al pomeriggio (aule autogestite) impianti sportivi di qualità,ma anche spazi all’aperto, verdi ed a disposizione del quartiere/paese, dove fare lezione e ritrovarsi al pomeriggio.

L’edificio scolastico deve essere poi luogo effettivamente di proprietà degli studenti: questi devono quindi  avere potere decisionale sulla gestione e la creazione degli spazi, che non deve stare in capo al dirigente scolastico ma agli organi collegiali. Edificio di proprietà degli studenti significa anche che questi devono potersi esprimere sullo stesso: deve dunque essere permessa la possibilità di fare graffiti e arte, anche solo per esercitarsi, sui muri della scuola, che così può stimolare maggiormente anche l’apprendimento, ed opporsi al grigio ed alla repressione dell’arte che vige nelle città.

 Proponiamo dunque di applicare sul territorio nazionale il virtuoso modello della Provincia di Bolzano, istituendo, grazie ad una scrittura condivisa con le organizzazioni studentesche maggiormente rappresentative che tenga conto delle esigenze precedentemente espresse e prenda spunto dal virtuoso caso altoatesino, delle Direttive Nazionali per l’edilizia scolastica. 

  • Piano di investimento straordinario per l’Edilizia Scolastica
    Oltre alle misure già suggerite per l’effettiva spesa dei fondi già disponibili, sulla base delle stime rilevate nell’Anagrafe dell’Edilizia Scolastica aggiornato, deve essere effettuata una stima concreta del denaro necessario alla messa in sicurezza di ogni edificio scolastico e per l’implementazione delle proposte ”direttive nazionali per l’edilizia scolastica”, deve essere istituito un Piano Straordinario di investimento per l’edilizia scolastica, con la finalità di garantire a tutti gli edifici scolastici il riconoscimento di tutte le certificazioni necessarie all’apertura. 

3. Superiamo l’alternanza: verso l’istruzione integrata.

Negli anni nella scuola sono mancate connessioni tra il sapere e il saper fare. L’attuale sistema d’istruzione è predisposto per scindere il piano delle conoscenze teoriche da quelle pratiche, nel riflesso di una scuola di stampo gentiliano che punta ad avere studenti che apprendono nozioni e le ripetano ai propri docenti.

Con l’approvazione della Buona Scuola abbiamo assistito all’ampliamento strutturale dell’alternanza scuola-lavoro, presentata dal MIUR come una nuova metodologia didattica. In alternanza noi studenti usciamo dalla scuola ed entriamo il più delle volte in aziende esterne dove quello che ci viene insegnato non è più deciso dai luoghi della formazione, ma dall’impresa privata. Il risultato nel tempo è stata la graduale trasformazione dell’alternanza scuola lavoro in perdita di tempo per gli studenti per il poco spazio decisionale e propositivo dato dato all’interno del percorso decisionale: studenti costretti ad andare a lavorare in fabbriche o aziende che inquinano, sfruttano i lavoratori o peggio ancora li licenziano per avere manodopera gratis attraverso gli studenti.

La riforma marchiata Bussetti dei PCTO ha svilito ancora di più il ruolo sociale e formativo della scuola. Sono le aziende a decidere gli obiettivi e i percorsi formativi dei momenti di PCTO, anzichè la comunità educante e gli stessi studenti che dovrebbero decidere insieme ai docenti affinché i percorsi proposti riescano ad accogliere anche le nostre istanze e le nostre reali necessità. Gli obiettivi ministeriali  come “flessibilità, adattabilità, precisione e resistenza allo stress”  rappresentano a pieno l’idea di scuola azienda, che sottotutela e crea il precariato del futuro già a partire dai luoghi della formazione. Il punto di caduta finale è di fatto la normalizzazione del precariato e dello sfruttamento, all’interno della narrazione dell’economia della promessa per cui “ogni esperienza fa curriculum”, senza andare a stimolare o suggerire spirito critico nei confronti della società e del modello di produzione attuale.

Per essere in grado di unire, non in maniera retorica, sapere e saper fare occorre fare un passo avanti rispetto all’impostazione didattica. Il nuovo approccio didattico non può essere immobile, deve essere trasformativo: occorre avere conoscenze teoriche e pratiche rispetto al lavoro e alla produzione che permettano agli studenti e alle studentesse di reimmaginare completamente il sistema produttivo attraverso la creatività e l’applicazione e interpretazione delle proprie conoscenze teoriche, questo processo supera in maniera netta l’idea di PCTO, unendo il sapere e il saper fare in maniera innovativa e produttiva. Questo tipo di approccio è quello dell’Istruzione integrata.

Per rendere l’istruzione integrata possibile è necessario innanzitutto un nuovo piano di investimenti per ristrutturare ed ammodernare i laboratori esistenti e costruire tutti quelli di cui ci sarà bisogno: per ogni singola disciplina devono essere previsti anche gli spazi e gli strumenti necessari al suo insegnamento e le lezioni dovranno avere come punto centrale l’esperienza e l’utilizzo dei laboratori.

L’obiettivo e la progettualità di questo sistema puntano all’inclusione educativa rispondendo di fatto alla diversità dei bisogni di tutti gli studenti attraverso la partecipazione all’apprendimento, le culture e le comunità, riducendo l’esclusione nell’educazione. Questo sistema permette di superare di fatto le varie differenze culturali con un’offerta che assiste la diversità e che sia adeguata alle originalità dei soggetti, senza compromettere il sistema educativo. Il percorso deve essere seguito dalla ricerca permanente delle vie adeguate per raggiungere questo obiettivo. Inoltre, la diversità è una caratteristica intrinseca dei soggetti e, pertanto, non è un ostacolo all’apprendimento collettivo ma un arricchimento. Di conseguenza, in questo lavoro si parte dall’idea per cui l’inclusione si raggiunga a partire da un’integrazione  nella diversità.

L’esistenza dell’istruzione integrata non può esserci se però i programmi scolastici continuano ad essere calati dall’alto senza alcuna consultazione di studenti e studentesse, è necessario quindi riuscire a costruire reali punti di incontro fra docenti e studenti dove si realizza e pianifica l’istruzione integrata, questo è lo scopo che devono avere le Commissioni Paritetiche.

I PCTO non possono essere costruiti durante la pandemia in assenza di garanzie e certezze. In un momento pandemico come quello che stiamo vivendo è necessario più di prima andare ad inserire all’interno dell’immaginario dell’alternanza scuola lavoro strumenti di tutela come il Codice Etico per garantire che studenti e studentesse non vadano a lavorare in luoghi in cui lavoratori e lavoratrici vengono sfruttati oppure inquinano l’ambiente. Non esistono di fatto nelle linee guida sulla riapertura dei punti specifici e degli approfondimenti rispetto ai PCTO durante la pandemia se non l’ovvia impossibilità di progettare percorsi in luoghi in cui non venga garantito ogni dispositivo di sicurezza e protocollo anticontagio. Non si può immaginare in un momento del genere la progettazione di percorsi di alternanza scuola lavoro in aziende dove troppo spesso i lavoratori non hanno garantite le tutele minime e i dispositivi di protezione individuali  minimi dai datori di lavoro e dove tantomeno gli spazi di lavoro sono adeguati ad affrontare questa situazione.

Qual è la nostra proposta?

  • Istituzione di un Codice etico con un registro nazionale obbligatorio delle aziende e degli enti che intraprendono percorsi con le scuole.
  • Superamento dei percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento verso l’istruzione integrata.
  • Immediato ripristino delle risorse tagliate e maggiori finanziamenti per istituire percorsi di qualità e completamente gratuiti a prescindere dal contesto di provenienza.

4. Rappresentanza e partecipazione.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una tendenza sempre maggiore di attacco alla gestione partecipata delle nostre scuole. A partire in particolare dal processo di approvazione della Legge 107/15 abbiamo anche assistito a un forte processo di disintermediazione e con la sua approvazione un accentramento del potere decisionale in mano ai presidi appesantendo il deficit democratico preesistente. 

Da sempre riteniamo, invece, che la scuola dovrebbe essere luogo di coinvolgimento democratico, di partecipazione attiva. Una nostra storica battaglia è infatti l’autonomia scolastica intesa come autogoverno, come autonomia progettuale e didattica dei docenti e degli studenti, come cooperazione, pluralismo formativo, garantendo maggiore potere decisionale ai soggetti in formazione, valorizzando le assemblee d’istituto e il Comitato studentesco, luogo anche di indirizzo della gestione finanziaria. La democrazia non può essere un’evocazione: la democrazia è presenza costante, affermazione della volontà collettiva, apertura di spazi dialettici.

Riteniamo necessario passare al contrattacco e aprire la stagione di rivendicazione di nuovi diritti all’interno del contesto scolastico che vada a riaffermare la necessità di un aggiornamento dello statuto degli studenti e delle studentesse. Pensiamo sia necessario rivendicare il diritto al supporto psicologico in ogni scuola, il recente passato con la situazione pandemica ha sottolineato l’urgenza di questo provvedimento.

Occorre riaffermare con forza il valore dei luoghi di confronto, discussione e partecipazione di tutte le componenti del mondo della scuola, contrastare con determinazione ogni tentativo di ingresso di privati o di accentramento del potere decisionale nelle mani di una sola persona. Ad oggi gli organi collegiali, nonostante la loro importanza, appaiono come un mezzo fortemente depotenziato. Basti pensare al Consiglio d’Istituto in cui i rappresentanti degli studenti fanno sempre più fatica ad incidere sulle decisioni che vengono prese. Servono, infatti, ulteriori organi collegiali con funzioni deliberative, consultive ed autogestionali per tutti gli aspetti di rispettiva pertinenza: il Consiglio dei genitori, il Comitato studentesco, le Commissioni Paritetiche dell’Autonomia, i Consigli di Classe Congiunti, l’Assemblea Generale di Istituto.

Qui di seguito riportiamo brevi descrizioni di come immaginiamo i singoli organi che proponiamo:

  1. Il Consiglio dei genitori è composto dai rappresentanti e dalle rappresentanti dei genitori eletti all’interno dei Consigli di classe e di interclasse e del Consiglio di istituto e di circolo; il Consiglio dei Genitori indice almeno due volte all’anno un assemblea generale di tutti i genitori ed è obbligatoriamente consultato nella stesura del piano triennale dell’offerta formativa.
  2. Il Comitato studentesco è composto dai rappresentanti e dalle rappresentanti degli studenti eletti all’interno dei Consigli di classe. Il Comitato Studentesco ha in ogni scuola parere vincolante sulle attività extrascolastiche e pomeridiane da inserire nel PTOF e parere obbligatorio sulla didattica. I membri del comitato che fanno parte di una delle Commissioni Paritetiche dell’Autonomia coordineranno un gruppo di lavoro aperto a tutti gli studenti sul dato tema finalizzato alla più ampia e partecipata elaborazione propositiva degli studenti. Il Comitato si riunisce prima e dopo ogni riunione del Consigli di Istituto, al fine di rendere cosciente e rappresentativa l’opinione degli studenti eletti presso quest’ultimo.
  3. Le Commissioni paritetiche dell’Autonomia sono commissioni tematiche composte in egual numero da studenti e docenti fino a 10 componenti. Queste hanno l’obiettivo di formulare proposte partecipate al Consiglio di Istituto su tematiche specifiche quali: sperimentazioni e strumentazione didattica; processi partecipati di valutazione; Piano dell’Offerta Formativa; Orientamento; Alternanza scuola-lavoro. 
  4. I Consigli di Classe Congiunti, da svolgersi con frequenza trimestrale, sono assemblee di classe a cui possono partecipare tutti gli studenti ed i genitori per discutere insieme ai docenti del progetto educativo della classe, sviluppare insieme l’autovalutazione della classe in forma dialogica e costruttiva, esprimersi su eventuali sperimentazioni didattiche e formulare proposte.
  5. L’Assemblea Generale di istituto, da convocarsi almeno una volta all’anno, è una assemblea a cui possono partecipare tutti i docenti, gli studenti, i genitori ed il personale ATA per autovalutare l’andamento della scuola nell’anno passato e discutere delle proposte di miglioramento. Questo momento è necessario per costruire senso di comunità e creare dialogo costruttivo tra tutte le componenti della scuola.

Le Consulte Studentesche dovrebbero svolgere un importante ruolo di raccordo tra gli studenti delle diverse scuole, con il territorio e di intermediazione con le istituzioni da quelle locali fino a quelle nazionali. Purtroppo troppo spesso le Consulte non sono più rappresentative e vengono troppo spesso boicottate, talvolta dagli studenti stessi.

Per questo proponiamo delle modifiche alle consulte studentesche:

  1. Creazione dei Coordinamenti Territoriali: attraverso la suddivisione della provincia in ambiti territoriali creando un legame saldo tra rappresentante di consulta e territorio.
  2. Favorire la costruzione di programmi provinciali o territoriali e una maggiore conoscenza sia dell’organo che del presidente stesso vincolando le liste dei candidati a consiglieri della CPS a sostenere dal principio un candidato presidente.
  3. Sostituzione dell’UCN in Assemblea Nazionale delle Consulte Regionali. Questa dovrà essere composta da tutti i presidenti eletti e dovrà essere un organo consultivo della Conferenza Stato-Regioni e degli altri organismi nazionali di rappresentanza delle autonomie locali, con diritto di esprimere parere obbligatorio non vincolante sulle questioni di politica scolastica, in particolare sul diritto allo studio. I membri dell’Assemblea Nazionale delle Consulte Regionali potranno esprimere un proprio parere rispetto ai lavori della VII Commissione Cultura, scienza e istruzione.
  4. Sostituzione del CNPC con il Consiglio Nazionale delle Scuole Secondarie di Secondo Grado. Tale organo dovrà essere composto da tutti i presidenti delle Consulte territoriali. Ciò significa renderlo più rappresentativo di quello attuale, sia per il nuovo meccanismo di elezione dei presidenti delle Consulte Territoriali, sia per l’ampliamento del numero generale dell’organo. Il CNSSSG, secondo la nostra visione, dovrebbe pertanto diventare un organo consultivo del Governo e del Parlamento con diritto di esprimere parere obbligatorio non vincolante sulle questioni legate alla politica scolastica nazionale e alle questioni che riguardano la vita degli studenti.

Obiettivi:

  • Riforma della rappresentanza e degli organi collegiali;
  • Aggiornamento dello Statuto degli Studenti e delle Studentesse;
  • Supporto psicologico.

PRIORITÀ ALLA SCUOLA

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