In questi giorni la scuola è stata riportata al centro del dibattito nel nostro Paese: studenti, docenti e personale ATA in oltre 60 città, hanno manifestato, chiedendo Priorità alla Scuola, mettendo fortemente in critica le Linee Guida che definiscono i meccanismi da seguire per il rientro nelle scuole di ogni grado a Settembre. 

All’interno delle linee guida della ministra rispetto alla strategia di ripartenza dell’anno scolastico è chiaro lo scaricabarile del ministero nei confronti delle singole scuole, affidando all’autonomia delle istituzioni scolastiche la “possibilità di costruire percorsi formativi funzionali all’apprendimento e alla crescita”.

Ci sembra inaccettabile che si voglia ripensare complessivamente la scuola se poi non si garantiscono gli strumenti per farlo, sono innumerevoli le disuguaglianze che in questi anni la scuole tra nord e sud, centri e periferie vivono al netto dell’autonomia come unico strumento per la risoluzione dei problemi cardine di questa istituzione. 

Dalle classi pollaio alla fatiscenza delle strutture mai si sono trovate soluzioni che rispondessero alle necessità dei percorsi formativi e di chi ne fa parte, vogliamo ricordare alla ministra Azzolina che sono tantissimi gli studenti e le studentesse che hanno dovuto, in tempi normali e non dopo una pandemia che ci obbliga al distanziamento sociale, affrontare il proprio anno scolastico in condizioni disastrose, facendo lezioni in palestre, ex laboratori e aule magne, non strutturalmente predisposte. 

Se poi si decide di affidare il 15% delle studentesse e degli studenti, che non potranno entrare negli spazi scolastici per le restrizioni Anti-Covid19, all’autonomia delle singole scuole e al beneplacito degli enti locali è chiaro il disinteresse da parte di questo ministero nel trovare delle soluzioni concrete. I “Patti educativi di Comunità” non sono una soluzione per tutti, nelle periferie delle nostre regioni e delle nostre città non si potrà mai assolvere al proprio ruolo di “componente della Repubblica” se gli spazi come “parchi, teatri, biblioteche, cinema e musei” non esistono o se esistono hanno condizioni strutturali ben peggiori delle scuole. Cara Ministra se l’unico strumento che si dà alle scuole è l’autonomia scolastica questi vent’anni pensiamo siano sufficienti per dire che la forbice di disuguaglianze non farà altro che allargarsi.

E’ sicuramente necessario condividere le modalità di attuazione concreta di un piano di didattica alternativa all’esterno delle scuole con i soggetti di rappresentanza studentesca, sia sul piano nazionale che su quello locale e scolastico, evitando distorsioni nelle pratiche e la creazione di disuguaglianze nell’accesso e nella disponibilità di questo tipo di attività. Tuttavia queste non possono sostituire la didattica ordinaria: oltre all’investimento per piccoli lavori di edilizia e recupero di edifici dismessi, potrebbero essere necessarie in un primo momento delle strutture provvisorie per dare ad ognuno una vera aula in cui fare lezione. E’ necessario però uno sguardo di lungo periodo: l’edilizia non può essere solo uno slogan da conferenza stampa, a cui seguono unicamente le toppe necessarie al distanziamento.  Serve un investimento per la costruzione di nuovi edifici scolastici in tutto il Paese, l’unico modo per eliminare definitivamente le classi pollaio ed abbandonare edifici ormai inutilizzabili. Il ministero deve dare più organico alle segreterie e strutture di supporto territoriale per la progettazione, in maniera  garantire a tutte le scuole l’accesso ai fondi per l’edilizia scolastica, e consentire innanzitutto ad ogni studente di andare a scuola in sicurezza, oltre che rendere gli spazi di apprendimento innovativi non delle sperimentazioni isolate ma una realtà concreta alla portata di ogni istituto.

Se l’obiettivo vuole essere la riduzione della dispersione scolastica e della povertà educativa nel nostro Paese, così come dichiarano Azzolina e Conte, ora vogliamo i fatti. Non basta citare Scampia, quello è uno dei simboli dove le conseguenze del disinvestimento sulla scuola pubblica sono oggi più evidenti, ma non basta solo  raccontare la povertà in conferenza stampa: serve un investimento forte e radicale sulla legge nazionale sul diritto allo studio, per sbloccare i fondi necessari per garantire concretamente il diritto allo studio. I presidi di legalità, come dice la ministra, sono solo dichiarazioni retoriche se poi non si danno gli strumenti alla comunità educante per contrastare le mafie e rilanciare il ruolo sociale dei luoghi della formazione nei quartieri.

E’ inaccettabile qualsiasi tipo di finanziamento pubblico alle scuole non statali, lo stato deve finanziare la scuola pubblica senza utilizzare i soldi dei cittadini per iniziative private che, come previsto dalla Costituzione, non possono contribuire oneri per la finanza pubblica .

Le scuole paritarie che falliranno devono essere, tramite un adeguato investimento, nazionalizzate e convertite in scuole statali, al fine di garantire il diritto allo studio agli studenti e continuità occupazionale ai docenti.

MINISTRA AZZOLINA NON ESISTONO MODI DIVERSI PER RISPONDERE ALLE CONDIZIONI ESISTENTI, SE VUOLE ASCOLTARE GLI STUDENTI LA RISPOSTA SARA’ SEMPRE UNA : RIFORMA DELLA SCUOLA!

Vogliamo discutere il futuro della scuola

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *